Gestire nei secoli dei secoli

FORBES
Oliver Mellors

Quasi 10mila dimore storiche in Italia danno lavoro a 30mila addetti e ogni anno sono mèta di 45 milioni di visitatori, cinque volte quelli del Louvre. Ogni euro investito ne rende due al territorio. “Mi sento custode della storia e dei beni della mia famiglia” dice il marchese Bernardo Gondi

Bernardo Gondi. marchese fiorentino, erede di una famiglia imparentata con i Medici, che fu esecutrice testamentaria di Leonardo da Vinci, parla della storia ma guarda lontano. Mentre inquadra la cupola del Brunelleschi che sembra un affresco sospeso davanti alla terrazza di Palazzo Gondi, uno dei più belli di Firenze, allarga la vista a tutte le 9.385 dimore storiche che operano in una o più filiere produttive (pari al 64% di ville, castelli, forte, rocca, torri e palazzi – 14.725 unità – registrati in vincoli in rete). Di queste 8.089 hanno un codice Ateco, cioè sono sede di un’attività economica.

“Mi sento custode della storia e dei beni della mia famiglia”, racconta.
“Ho speso sei anni e mezzo per restaurare palazzo Gondi e renderlo più funzionale alla esigenze del nostro tempo ma l’ho fatto con passione e spirito di conservazione”. La moglie Vittoria, accanto a lui nello splendido palazzo, annuisce in silenzio con un sorriso. Gondi è vicepresidente nazionale dell’Associazione dimore storiche italiane (ADSI) nonché presidente dell’Associazione toscana.

Di cose da fare, oltre ad amministrare il suo patrimonio immobiliare e le sue aziende agricole, ne ha parecchie. Sulla sua scrivania ha accumulato dei dossier di vari soci che continuamente si rivolgono a lui e al presidente della ADSI Giacomo di Thiene, architetto, specializzato nella tutela e recupero del patrimonio storico-artistico, per risolvere i loro problemi.

“L’attività svolta nelle dimore storiche è molto variegata e occupa circa 30mila addetti”, spiega il marchese Gondi. “Ogni anno vengono visitate da oltre 45 milioni di persone, tra studenti e turisti. Cinque volte tanto i visitatori del Louvre nel 2019. Stando al numero di ingressi, il fatturato annuale delle dimore storiche è di 272,5 milioni di euro (un sistema parallelo ai musei pubblici che incassa 294,2 milioni di euro). In alcuni settori, come la produzione di vino, le dimore storiche rappresentano una quota significativa, il 31,2% degli operatori”.

Quello delle dimore storiche è un business – ammesso che si possa chiamare così, visto che per mantenerle occorrono investimenti importanti e costanti, difficili da recuperare – che riguarda per circa la metà il territorio rurale e la provincia italiana. Ville, castelli, rocche e palazzi si trovano, infatti, nel 53,7% dei casi in comuni con meno di 20mila abitanti e, in particolare, nel 29% dei casi sono nei preziosi borghi italiani sotto i 5mila. L’1,5% sono masserie, l’1,7% casali, il 3,4% tenute di campagna, il 4,1% borghi, il 12,7% castelli, il 33,9% ville e 40,8% palazzi. Il 20% delle dimore storiche è concentrato in Toscana, seguita dal Veneto con il 15%. Di tutte il 29% viene utilizzato per eventi, il 27% ha destinazione alberghiera e il 23% agroalimentare.

“È tanto il potenziale ancora inespresso del patrimonio storico, artistico e paesaggistico nazionale. Per fare luce sulla connessione diretta fra l’efficace gestione degli immobili storici e lo sviluppo economico delle loro aree di riferimento, il positivo impatto sull’ambiente circostante, le sinergie con i settori di istruzione e ricerca e con il mondo delle imprese, l’impulso per la nascita di nuove opportunità professionali e la valorizzazione di storia, tradizioni, produzioni territoriali, la riscoperta di tecniche artigiane che si stanno perdendo e andrebbero invece recuperate e valorizzate” ha scritto la Fondazione Bruno Visentini in un report dedicato proprio alle dimore storiche.

“Se consideriamo che, stando prudenti, ogni euro investito nelle dimore storiche ha una ripercussione almeno doppia sui benefici per l’economia dei luoghi nei quali sorgono” ha commentato di Thiene, “dobbiamo solo augurarci che il governo centrale e quelli regionali, il ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo, i comuni comprendano l’importanza di valutare questi immobili davvero come il perno per la ricostruzione che ci aspetta”.


PALAZZO GONDI | Una meraviglia del Sangallo

Palazzo Gondi fu fatto costruire da Giuliano Gondi il Vecchio nel 1489, su progetto di Giuliano da Sangallo. È quindi uno dei grandi palazzi rinascimentali dei banchieri fiorentini, imponente con l’altana che domina la città. Ma in varie epoche sono state aggiunte una grandissima terrazza al primo piano, all’ombra di Palazzo Vecchio, e due terrazze all’altezza dell’altana da cui si gode lo splendido panorama di tutti i monumenti del centro storico. Dopo sei anni di accurati restauri Palazzo Gondi è un palazzo rinascimentale, ma con tutti i comfort moderni. È un luogo dove è possibile organizzare cene eleganti, eventi culturali ed aziendali, convegni, matrimoni e set cinematografici al primo piano usando sia i bellissimi saloni, tra cui quello principale con il grande camino in pietra forte scolpito da Giuliano da Sangallo, sia la grande terrazza che guarda Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio. Mentre all’ultimo piano vi è un’elegantissima residenza d’epoca dove è possibile soggiornare, che può essere usata anche per eventi più esclusivi, sia nei salotti con finestre panoramiche, sia sulle terrazze che dominano e sono circondate da tutti i monumenti della città.

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