Un grande palazzo di città ‘perduto’ fra le Crete senesi

Una terra di balze, calanchi e biancane, erosa, a tratti brulla, aperta da tagli profondi, a tratti morbidamente ondulata, come un mare d’argilla che pare mosso da un’onda lunga e serena. Terra dove il verde non incombe ma profila le colline, delimita spazi edificati, richiama la metafisica dimensione di un deserto, ma fertile, produttivo, vivo.

È il paesaggio di un Toscana diversa, geologicamente unica, quello delle Crete senesi, che viene dal Pliocene e che ci riporta la memoria di un mare sostituito dalla terra. In questa dimensione così sorprendente pervaso da una vivida luce azzurrina si stagliano, qua e là, piccoli borghi, isolati complessi fortificati, chiesette che spuntano sulle colline, con addossate le sagome svelte e longilinee dei cipressi e che inorgoglisce per quel suo complesso sacro, di antichi trascorsi di santità e di pregevoli testimonianze artistiche: l’Abbazia di Monte Uliveto Maggiore.

E proprio a mezza via fra il grande centro religioso e il paese di Asciano si trova la metà della nostra visita: Palazzo Venturi, in località Montecontieri, solitario e bellissimo in una piena e aperta campagna.

Bellissimo e in un certo senso sorprendente perché non ha niente che rimandi a una sua originaria vocazione agricola, visto che si presenta con gli stilemi di un palazzo nobiliare di città con tanto di elegante portale d’accesso, su cui si chiude il muro di cinta, con dirimpetto il bel cortile, delimitato da un edificio di servizio. Del resto molti esponenti della famiglia titolare del palazzo, di antichissima schiatta senese e più precisamente ascinase, ricoprirono per secoli importanti cariche istituzionali, risultando a lungo fra le casate cittadine di maggior rilevanza.

Pregevole il cinquecentesco pozzo monumentale in travertino, direttamente riferito a uno fra i prototipi rinascimentali di maggior fortuna, a quello realizzato a Pienza da Bernardo Rossellino, nel suo paradigmatico Palazzo Piccolomini. Signorile la facciata del palazzo, in mattoni rossi, alla maniera senese, con evidenti richiami a una costruttiva d’ispirazione peruzzina, fra cui il cornicione perimetrale, diretto riferimento alla classicità greca e romana e la facciata verso sud, a doppia loggia, scandita da triplice arcata su colonne.

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