Il palazzo dalle due facciate

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All’angolo fra via de’ Benci e il Lungarno Diaz, a un passo dall’avvio di Ponte alle Grazie, Palazzo Malenchini si presenta come un piacevole ed eclettico esito architettonico in un contesto costruttivo di chiara matrice Quattro-Cinquecentesca. Questo perché il palazzo, nell’odierna evidenza, è una sorta di riuscita relazione fra gli stili neoclassico e neorinascimentale. Due espressioni che, dalla seconda metà dell’Ottocento, ebbero vasto seguito in Italia e non solo ma che, concettualmente, erano assai distanti.Insomma il palazzo, nel suo ingresso principale da via de’ Benci, si riferisce chiaramente, quasi come una citazione, a quei primi palazzi che al chiudersi del Quattrocento stigmatizzeranno lo stile fiorentino: Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Rucellai, Palazzo Antinori. E allora ecco che la facciata, svettante su tre piani è in bugnato con un grande portale d’ingresso e un doppio ordine di bifore, com’è nella maniera dei palazzi di Michelozzo. La facciata sul Lungarno invece abbandona l’uso del bugnato configurandosi secondo stilemi neoclassici, come nel caso della recinzione del giardino, con una ringhiera/camminamento sostenuta da colonne doriche e con l’inserimento di un tepidarium di stile ionico.
Ma la revisione Ottocentesca dette queste definitive sembianze a una proprietà assai più antica e architettonicamente complessa. Infatti, già a metà del XIV secolo, la nobile famiglia degli Alberti (fra queste mura nascerà e vivrà anche il grande teorico e architetto Leon Battista) prese ad acquistare alcune case in questa zona. Le acquisizioni aumentarono rapidamente e quando nacque l’Alberti (1404) la famiglia possedeva vari edifici agglomerati in questa area. Ma fu soltanto nella seconda metà del Settecento, per volontà di Giovanni Vincenzo Alberti che queste antiche case furono riconvertite in un grande palazzo, poi rifinito un secolo dopo negli stilemi appena descritti.
Nobilmente rappresentati gli interni, dove si potrà visitare il gran Salone, il Salone da Ballo, il Salone Rosso, la Grande Sala da pranzo e due altre sale, rese ancora più preziose da due camini rinascimentali provenienti dal palazzo di Federico da Montefeltro, a Gubbio (tutti visitabili).

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