Il Convento del Giaccherino, a vita nuova restituito!

Un antico centro di spiritualità e una memoria artistica e architettonica perfettamente recuperata e oggi restituita alla sua sobria, originaria bellezza da un lungo e impegnativo restauro condotto con rispetto e filologica attenzione.

Da oltre sei secoli il Convento di Giaccherino guarda Pistoia da un’altura della Valdinievole, a un passo da Serravalle. Qui, agli inizi del Quattrocento Gabriello Panciatichi, esponente di spicco di una fra le più antiche famiglie pistoiesi, giunto a un’età da venerabile e avendo coltivato durante la sua vita più gli interessi materiali che lo spirito, mettendo a frutto le già notevoli ricchezze con l’odiosa pratica dell’usura, pensò bene di mercanteggiare la sua salvezza con l’Altissimo commissionando l’edificazione, appunto, di questo complesso architettonico conventuale che sarebbe stato diretto dai seguaci del poverello d’Assisi. Su quali saranno state le sorti del suo spirito mai sapremo ma certo l’iniziativa gli dette un’imperitura memoria fra gli uomini visto che il convento del Giaccherino, noto al tempo con l’appellativo di Monte Lucente, cioè posto nei pressi della via Lucensis, quella che portava a Lucca, bene presto divenne il maggior riferimento spirituale della Valdinievole.

A conferma dell’importanza del convento nelle seconda metà del Quattrocento furono chiamati a lavorare a un complesso gruppo di codici miniati i migliori maestri pistoiesi e fiorentini fra cui  Benozzo Gozzoli, che al tempo, a Firenze era fra gli artisti più apprezzati. Ben presto il convento divenne anche un centro di studi teologici e, nel corso del tempo, ospitò personalità di assoluto rilievo in tale disciplina, fra questi padre Jacopo Peri, padre Paolo da Virgoletta e padre Giancarlo da Cutigliano, personalità ben note agli studiosi di patristica e sacre scritture.

Dall’Ottocento poi, il convento andò incontro a un lento e inesorabile declino, arrestato soltanto dal recente intervento della Soprintendenza che, appunto, dopo un lungo restauro ha restituito il complesso alla pubblica fruizione. E grazie a ciò oggi possiamo di nuovo ammirare l’importante biblioteca, le celle dei frati, il grande salone del piano superiore, i due chiostri, la piccola chiesa di San Francesco, realizzata nella seconda metà del Cinquecento, che vanta un prezioso coro ligneo, piccolo capolavoro di intaglio e intarsio, di fattura settecentesca.

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