La Loggia del Peruzzi all’Apparita

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Un’antica ‘Casa da Signore’ che probabilmente porta la firma di Baldassarre Peruzzi, il più grande architetto senese del Rinascimento.
La Toscana ne fa di queste felici sorprese, visto che se fai una sosta in una fra le tante remote pievi, perse nelle dolcezze di un territorio di vigne, olivete e boschi di roverelle, magari ti si presenta, un’opera di Lorenzetti o di Simone Martini o ancora di Pontormo o di Andrea del Sarto, magari lì, al semibuio, posta sull’altare laterale di una navatella, senza alcuna enfatica intenzione di mettersi in mostra. O ancora, in un tratto di piena campagna e di piccoli centri abitati esce fuori, imperiosa e bellissima, nelle sue forme possenti e assertorie, una villa Medicea di esemplare tessitura architettonica. E ciò è il frutto del carattere dei Toscani, gente fin troppo sobria nel promuovere i propri tesori o forse più semplicemente abituata a convivere con un eccesso d’abbondanza in materia artistica da viverla con una quotidiana, quasi distratta, naturalezza.
E Villa l’Apparita è uno di questi mille esempi, appunto.
Un edificio armonioso, sito poco a sud di Siena, anticipato da una scenografica loggia in mattoni, che si staglia nell’assolata campagna che la circonda come un espediente scenografico, quasi un paradigma di un pensiero architettonico che ebbe nella ricerca dell’equilibrio delle forme e nella tensione verso una bellezza proporzionata e ideale, i suoi riferimenti fondanti.
La bella ‘Casa da Signore’ è circondata da un giardino recente, disegnato e realizzato dall’architetto Porcinai per l’attuale proprietà. Un giardino che non allude ad alcun compiaciuto, estetizzante stilema riferito al passato, né siepi di tasso o d’alloro, nessun boschetto romantico all’inglese ma una fondersi col territorio in una continuità con lo stesso che ne sottolinea il valore estetico. Un pensiero semplice ma difficilissimo da mettere in pratica proprio perché concepito dentro un’essenzialità minimalista tesa a far uscire la natura come protagonista, limitandosi a piccoli ma fondamentale accorgimenti che ne esaltino l’equilibrio e l’armonia.
Un giardino che s’integra al paesaggio con un percorso che “sale con grande naturalezza attraverso campi di olivi fiancheggiati da cespugli di ginestre. Che sembrano essere sempre esistiti e invece sono stati modellati ad arte… Da qui si sale fino alla casa tramite un vialetto in leggero pendio, tagliato tra due argini rivestiti di lavanda come a formare una sorta di galleria vegetale… Da qui il percorso diventa circolare: girando attorno alla casa si raggiunge il Teatro all’aperto. Composto da semplici panche e circondato da siepi di ginestre, la struttura del teatro ricorda, per la sua collocazione, i teatri greci…” (Mariachiara Pozzana).

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