Di un castello dei Guidi di Battifolle

Castello dei conti Guidi
di Castel San Niccolò

Una torre quadrata svetta su un costone di roccia, e pare ancorare il borgo d’antichissime case che scende sotto di essa, lungo la collina. Da lontano Castel San Niccolò, comune sparso, non lontano da Strada in Casentino, conferma la sua spiccata natura nobile e guerresca: la torre cassero, appunto, presenta bifore a tutto sesto, sormontate dallo stemma dell’Arte della Lana, mentre all’interno, in un’ampia sala, si apprezza un affresco quattrocentesco di scuola fiorentina raffigurante l’Annunciazione. Il cassero-palazzo è circondato da un alto giro murario, in parte distrutto mentre, davanti al Cassero, si aprono il cortile e la piazza d’armi. Varcate le mura del castello propriamente detto, da un declivio, prende vita il borgo castellano, con l’antica chiesa parrocchiale, la torre dell’orologio e un crocchio di belle case, alcune delle quali ancora contraffortate, all’uso medievale. Pur con i mutamenti e i rifacimenti che secoli e secoli di storia gli hanno imposto il borgo castello ha mantenuto, assai più di moltissime altri simili complessi, l’originaria identità, anche se, passeggiando fra i suoi vicoli non è difficile percepire il mutamento a cui è andato incontro dopo il Quattrocento, quando, concluse le secolari schermaglie fra Firenze e Arezzo, ‘depose’ le armi, passò sotto la giurisdizione fiorentina e fu riconvertito in borgo agricolo.

Ma la sua storia inizia molto prima, visto che il più antico documento che conosciamo ne accerta l’esistenza già nel 1029, quando era una roccaforte appartenente al ramo dei Conti Guidi di Battifolle, famiglia feudale che al tempo aveva ampia giurisdizione e controllo nella zona del Pratomagno e del Casentino. Gli ultimi esponenti della prestigiosa famiglia e in particolare Galeotto Guidi esercitarono nei riguardi della popolazione una spietata tirannia che portò la popolazione a insorgere e a scacciare gli antichi signori dal luogo. A quel punto il popolo si sottomise alla Repubblica fiorentina e il castello divenne una nuova Podesteria, detta della “Montagna Fiorentina”, ma, poco dopo, non mancò un durissimo e sanguinario tentativo da parte dei Guidi di riprendersi il castello visto che nel 1440 tornarono in forze, dopo aver assoldato il noto capitano di ventura Niccolò Piccinino. L’assedio, d’inaudita violenza, ebbe buon esito, i Guidi espugnarono Castel San Niccolò e impiccarono tutti gli abitanti rei di averli scacciati e posto la proprietà sotto la giurisdizione fiorentina. Da lì a poco, anche a seguito di quest’episodio di gratuita violenza, la Repubblica fiorentina, tornata in possesso del complesso, smantellò tutti i castelli del comprensorio dei Guidi e ridusse a più miti consigli l’orgogliosa famiglia feudale.

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