La villa del Buontalenti a Bivigliano

Spesso la tradizione orale non concorda con i risultati delle ricerche storiche ma il caso della bella e composta villa di Bivigliano pare invece dare conferma alla vox populi che per secoli ha narrato che l’edificio fosse sorto sulle spoglie di un castello medievale, risalente all’XI secolo e appartenuto alla famiglia Cattanei di Cercina, al tempo Signori di Bivigliano. Dunque un solido retaggio che a lungo ha connesso e identificato i popoli di Vaglia, Bivigliano e del loro comprensorio con questo elegante complesso che, del resto, sorge in luogo detto La Torre, toponimo che confermerebbe la remota presenza di quella fortificazione cui abbiamo accennato.
Ma la storia dell’attuale villa ha inizio nel 1539 quando Filippo del Migliore acquistò dalla famiglia della Stufa “…una casa da signore con le sue residenze ed appartenenze al sito di Santo Romolo a Bivigliano, luogo detto la Torre, con stalle spiccata distante braccia 20 con cappella apresso a detta casa…”. Dunque il passaggio costruttivo non fu dai ruderi della fortificazione medievale alla villa che oggi vediamo, ma ci fu almeno un passaggio intermedio che trasformò quella fortificazione, appunto, in una ‘casa da signore’ appartenuta ai della Stufa. Poi nella seconda metà del Cinquecento, con la nuova proprietà, l’aspetto architettonico muterà di nuovo e radicalmente. Autore del progetto sarà probabilmente Bernardo Buontalenti, archistar del secondo Rinascimento fiorentino, che proprio in quel periodo stava realizzando l’ambiziosa villa medicea di Pratolino, di cui oggi restano soltanto molti disegni, altrettante testimonianze scritte, un grande parco e la gigantesca e immaginifica statua dell’Appennino, pensoso e pacifico dio silvano che grandeggia fra il verde, ideata e realizzata dal Giambologna, come il Buontalenti, fra i protagonista di quell’ultimo fortunato periodo della rinascenza.
Ma la famiglia che impresse alla villa una speciale dignità fu quella dei Ginori, che ne restò a lungo proprietaria e che, nel Seicento, a più riprese, l’arricchì di contenuti architettonici, l’ampliò e la connotò con una lunga serie di abbellimenti, così da renderla davvero degna d’una residenza all’altezza del suo rango.
Oggi, dopo un radicale restauro la storica dimora si mostra perlopiù col suo assetto originario, con un bel disegno che già si apprezza sulla facciata a cinque aperture e un grandioso portale balconato, caratteri compositivi perfettamente in linea con i dettami dell’ultimo Cinquecento fiorentino.
Il vasto e armonioso parco, rifinito nel corso degli ultimi due secoli, presenta elementi architettonici di pregevole qualità, a cominciare dalla grotta artificiale per proseguire con la fontana e un oratorio intitolato alla Vergine della Neve.

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